PRIMAVERA SACRA

 

di IRENE VON DORIGOTTI e ANDREA CIOMMIENTO

con EMANUELE BUGANZA, GIUSEPPE FABRIS, ELISA GUARRAGGI, NINA SILLA
progetto luci SERAFINO SPROVIERI

regia ANDREA CIOMMIENTO

piattaforma CO.H 

 

PRESENTAZIONE

Una rottura.

La psicosi di una possibile catastrofe.

Le reazioni di una “i-Pod generation” ai tempi della crisi e degli ecodisastri.

 

In una Torino assediata dalla psicosi di una possibile alluvione, le persone reagiscono in diversi modi: chi si dà al consumismo ossessivo, chi approfitta delle paranoie altrui, chi cerca di ignorare il problema e chi spera nell’amore. Le reazioni alla catastrofe scateneranno l’esplosione delle intimità. Una messa a nudo.

 

Lo spettacolo racconta vite parallele che si rimpallano dall'una all'altra. Possiamo parlare di un gioco dove ognuno è protagonista della propria storia, ma in fondo nessuno lo è abbastanza. È una tela composta da molti schizzi in cui dipingere una parte di questo paesaggio urbano.

 

Un paesaggio che trasuda i giorni d'oggi, trasuda fragilità e ambizione, trasuda personaggi estraniati con la voglia di vivere il loro tempo. In altre parole la storia che vogliamo raccontare vuole essere una dispiegazione del presente per ciò che è davvero: uno srotolarsi di eventi.

 

Il progetto è uno spettacolo corale che indaga le ossessioni di un mondo in crisi. L’imminente piena di un grande fiume del Nord è la metafora della liquidità dei rapporti umani. Un corto circuito dove la catastrofe si trasforma in brand rivelando una iPod generation ai tempi degli ecodisastri.​

CATASTROFI E MECCANISMI EMOZIONALI

Qual è il disastro e la sua entità? Quali i meccanismi emozionali che la catastrofe porta con sé? L’Osservatorio Europeo per la Sicurezza ha stilato la graduatoria delle paure degli italiani, rivelando tra le prime preoccupazioni le “catastrofi ambientali”, e a seguire il “futuro dei figli” e la “perdita del lavoro”.

 

È chiaro che la realtà e la finzione si uniscono determinando una realtà più complessa come intreccio tra l’immaginario, il reale e il simbolico. Le catastrofi sono il pre-sentimento di una alterazione che genera la paura di perdere il proprio spazio personale e sociale.

 

Se facciamo riferimento al passato il tema della catastrofe è sempre stato presente nei testi delle culture antiche, dal Diluvio universale all’epopea di Gilgamesh. Le catastrofi naturali, come scrive J.J. Rousseau nei suoi Frammenti politici, hanno sempre avuto il compito di “smorzare l’avidità della ricchezza umana, livellando la società e dandole una nuova morale”.

 

Cause morali che “mutano lo stato delle cose” e che generano “migrazioni, guerre, conquiste, infine rivoluzioni che riempiono la storia e che sono considerate opera degli uomini, senza risalire a ciò che li ha fatti agire così”. La catastrofe, sotto questa lente politica, viene vista quindi come possibilità di rinascita in un’ottica sacra, rimessa in ordine della morale e ritorno all’origine.

RELAZIONI LIQUIDE E I-POD GENERATION

Le relazioni rappresentate in scena misurano la realtà tra “vuoto esterno” e “svuotamento interiore” (cit. Zygmunt Bauman). I personaggi che raccontiamo sono contraddistinti dalla voglia di vivere pienamente il proprio tempo e in questa ricerca rivelano un sintomo di astrazione della personalità: si estraniano in maniera acuta proprio a causa della paura del mondo esterno.

 

La condizione della generazione “mille euro”, l’incertezza del presente, l’esasperazione del tempo che passa fa emergere sentimenti di disagio e sfiducia nei confronti del sistema sociale e relazionale. Questi personaggi non hanno gli strumenti per interpretare la realtà e analizzare la propria inadeguatezza nei confronti delle società contemporanee che cambiano.

 

Come raccontare le identità multiple e liquide? Siamo alla ricerca di un nome per la nostra generazione. Alcuni ci definiscono millenium, echo boomers, iPod generation, Virtual Reality Generation, eppure sfuggiamo a ogni etichetta. Desiderosi di partecipare attivamente alla vita siamo una generazione di curiosi, pigri, disinteressati alle ideologie, attenti all’immagine e alla gloria, eppure tolleranti al diverso.

 

In altre parole siamo una generazione di insofferenti senza nome. Questo progetto vuole provare a farne una narrazione atipica tramite quattro personaggi di diversa estrazione sociale per interpretare il nostro tempo.